Violenza sugli uomini e ricerche scientifiche, non cadiamo in errore!

Alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, leggere post e articoli che sottolineano come esista la violenza delle donne sugli uomini lascia sgomente.
In primo luogo perchè prendono le mosse da una “ricerca” dell’Università di Siena del 2012 che non ha basi scientifiche e che è stata portata alla ribalta da alcune testate giornalistiche con un chiaro intento denigratorio nei confronti delle studiose e degli studiosi che da anni si occupano di politiche di genere al fine di individuare interventi che vadano nella direzione della tutela delle donne e dei minori che subiscono violenza tra le mura domestiche e non solo.
In secondo luogo perché siamo profondamente convinte che la frase ma anche le donne sono violente!” venga utilizzata da chi vorrebbe silenziare le voci che sempre più numerose si levano per denunciare la violenza maschile contro le donne, frutto di una relazione impari tra uomo e donna che ha natura sistemica e strutturale, che non riguarda un singolo caso, ma la condizione femminile nel suo complesso.

Il fatto che esistano dei soggetti di sesso femminile che si servono della violenza per raggiungere i loro obiettivi, non è mai stato messo in discussione da nessuno.

Ma veniamo alla ricerca: andiamo a recuperare i dati che ci dicono quanti uomini hanno subito violenza da una moglie, compagna o ex. L’unico “studio” che possiamo prendere in considerazione è una “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile” pubblicata in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – settembre dicembre 2012.

Ebbene, questo studio non ha nulla a che vedere con una ricerca scientifica visto che il campione preso in esame non è statisticamente rappresentativo e neanche significativo e a dirlo sono gli stessi relatori, infatti nello stesso articolo si evidenzia come la raccolta di dati e dichiarazioni attraverso un campione spontaneo ha avuto come limite il problema della rappresentatività del campione”. Il percorso logico dell’inferenza statistica si svolge secondo fasi prefissate essenziali per la costruzione dell’evidenza scientifica, il carattere scientifico della ricerca dipende proprio dalla effettiva idoneità del campione estratto dall’universo di riferimento ed effettivamente interrogato a rappresentare statisticamente l’universo, cioè a costituirne una fedele riproduzione, sia pure in miniatura, cosa che non è stato possibile fare in questo studio.

Ma non finisce qui! L’articolo prosegue: “La fondatezza delle dichiarazioni non può pertanto essere testata, esattamente come accade per interviste telefoniche e sondaggi face-to-face”.

Quindi, non potendo verificare i dati raccolti e accertare la veridicità di quanto dichiarato dagli intervistati, possiamo invece affermare con certezza che non stiamo parlando di una ricerca scientifica e, come ci insegna la Prof. Giuliana Olzai  (Dr.ssa in Statistica per le Analisi Demografiche e Sociali. Università degli studi La Sapienza di Roma), “la statistica non è una opinione ma una scienza impostata su dei criteri scientifici che vanno seguiti e rispettati se si vuole ottenere un campione rappresentativo o quantomeno significativo. E allora, si vuole forse sovradimensionare a livello mediatico un fenomeno che a conti fatti questo studio non riesce a definire quantitativamente e qualitativamente in modo corretto e credibile?”  

Questi fantomatici studi o ricerche, altro non sono che un mal riuscito tentativo di negare o mettere in discussione, specialmente se la violenza che subiscono gli uomini viene tirata in ballo in occasione del 25 novembre, quelli che sono i dati della violenza maschile contro le donne.

Possiamo prendere in esame numerose ricerche scientifiche, studi o indagini Istat, chi volesse informarsi o studiare la materia ha vari strumenti a disposizione, qui vogliamo riportare soltanto gli ultimi dati che sono stati elaborati dalla Rete D.i.Re, la rete nazionale dei Centri Antiviolenza (composta da 80 organizzazioni 85 centri antiviolenza 55 case rifugio) che parlano di 20.137 donne accolte e 13.956 nuovi accessi nell’arco dell’anno 2017.

Allora viene da chiedersi: a chi serve strumentalizzare lo “studio” di Siena? A chi giova parlare di violenza delle donne sugli uomini?

In un momento storico in cui la violenza di genere ha portato ad una escalation di omicidi e violenze tale da necessitare ammonimenti dalle Nazioni Unite e in cui uomini responsabili si dissociano dal dilagare di misoginia e violenza, mettere n risalto studi di questo tenore ha lo scopo di deresponsabilizzare gli uomini che agiscono violenza. Fino a quando a farlo sono le lobbie dei padri separati, gli uomini violento o i loro legali o consulenti di parte riusciamo a capirne la motivazione, ma quando a farlo sono associazioni che si battono contro la violenza di genere ….

In un momento storico in cui la violenza di genere ha portato ad una escalation di omicidi e violenze tale da necessitare ammonimenti dalle Nazioni Unite e in cui uomini responsabili si dissociano dal dilagare di misoginia e violenza, prendere le mosse da studi di questo tenore ha lo scopo di deresponsabilizzare gli uomini che agiscono violenza e sminuire la portata della violenza degli uomini sulle donne.

Noi, invece, sentiamo il bisogno, e non solo in occasione del 25 novembre, di prendere le distanze da questa becera propaganda misogina, frutto di una società ancorata a stereotipi sessisti che ancora troppo poco si interroga in merito al rispetto dei diritti umani, perché è di questo che stiamo parlando quando parliamo di violenza maschile contro le donne, di una violazioni dei diritti umani tollerata e minimizzata da una società e da istituzioni ancora ispirate a principi e modalità di relazione di natura patriarcale.